mercoledì 9 febbraio 2011

Affrettiamoci! (poesia di Jan Twardowski)

Affrettiamoci ad amare le persone se ne vanno cosi presto
di loro restano un paio di scarpe e un telefono muto
solo l'inessenziale come una mucca si trascina
l'essenziale e' cosi rapido che accade all'improvviso
poi il silenzio normale percio' insopportabile
come la castita' che nasce dalla disperazione
quando pensiamo a qualcuno dopo averlo perso

Non essere sicuro di aver tempo  la sicurezza e' malsicura
ci toglie sensibilita' come ogni fortuna
arriva in coppia come il pathos e lo humour
come due passioni sempre piu' deboli di una
se ne vanno cosi in fretta tacciono come il tordo in luglio
come un suono un po' goffo o un inchino secco
per vedere davvero chiudono gli occhi
benche' sia piu' rischioso nascere che morire
amiamio sempre troppo poco e sempre troppo tardi

Non scriverne troppo spesso ma scrivi una volta per tutte
e sarai come un delfino mite e forte

Affrettiamoci ad amare le persone se ne vanno cosi presto
e quelle che non se ne vanno non sempre ritornano
e non si sa mai parlando dell'amore
se il primo sia l'ultimo il primo

martedì 8 febbraio 2011

Ma non siamo tedeschi!

"Rischia la chiusura la storica Societa' Dante Alighieri che da 121 anni promuove la lingua e la cultura italiana nel mondo. Lo denuncia Iodonna.it, il sito femminile del Corriere della Sera, che lancia un s.o.s. per l'italiano e una campagna per salvare la "Dante", uno dei fiori all'occhiello dell'italianita' nel mondo, che potrebbe scomparire proprio mentre il Paese si appresta a celebrare i 150 anni dall'unita', vittima dei tagli del ministero del Tesoro che per risparmiare 648 mila euro si e' accanito sull'ente fondato nel 1889 da Giosue' Carducci. Iodonna.it ricorda che mentre il British Council ha a disposizione 220 milioni di euro, il Goethe Institute 218, lo spagnolo cervantes 90, il portoghese Camoes 13 e Alliance Francaise 10,6, la Dante prima tirava con uno stanziamento pubblico di un milione settecentomila euro, poi ridotto a un milione 248 mila euro l'anno, e adesso dovra' cavarsela con 600 mila euro, il 53,5 per cento in meno rispetto al 2009. Tanto vale, si legge tra le righe di una lettera che il Segretario Generale Alessandro Masi ha spedito a Franco Narducci, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, chiudere baracca e burattini. Sergio Rizzo, in un articolo pubblicato su Io donna, il femminile del Corriere della Sera in edicola da domani 20 novembre, ipotizza quali potevano essere le alternative per recuperare senza sforzo 648 mila euro nel bilancio dello Stato: per esempio rinunciando ad una decina di auto blu tipo Audi quattromiladuecento di cilindrata che vanno tanto di moda adesso per le trasferte dei ministri e sottosegretari; per esempio, con una microscopica punattina alle spese voluttarie della Camera e del Senato, dove si e' arrivati a spendere 4400 per acquistare 50 asciugamani di lino destinati al bagno degli ospiti dell'appartamento presidenziale; per esempio evitando di utilizzare gli aerei della Presidenza del Consiglio come taxi. Ma, se proprio, chissa' per quale recondito motivo , si voleva colpire un ente pubblico, non c'era forse di meglio? La buttiamo li': il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. La "Dante Alighieri", viene ricordato, ha 423 Comitati in tutto il mondo, dall'Argentina fino all'estremo oriente della Russia, che organizzano migliaia di corsi di lingua italiana frerquentati da circa 200 mila persone e questo lo fa soprattutto attraverso il volontariato e i corsi a pagamento che servono a mantenere la Sede Centrale di Roma, a Piazza Firenze. Senza quella, scrive Rizzo, sarebbe difficile tenere in piedi tutto il resto. A meno che...volendo pensare male, si potrebbe immaginare che l'obiettivo sia proprio quello. Il clima politico, del resto, non sembra molto favorevole a rilanciare i valori nazionali. Di qui la domanda: chi vuole dare il colpo di grazia alla politica italiana? (ANSA, 19 novembre 2010)

lunedì 7 febbraio 2011

150 anni (l'Italia)

Sto sfogliando un buon libro di Aldo Cazzullo intitolato "Via l'Italia". Mi piace come e' scritto e sono pienamente d'accordo sul fatto che dovremmo essere orgogliosi di essere italiani. I motivi sono tanti, tantissimi. Nei quasi venti anni in cui ho insegnato nelle universita' straniere e nelle innumerevoli conferenze fatte presso istituzioni culturali, le ragioni di questo orgoglio le ho sempre rivelate ed esaltate a dispetto dei pregiudizi che gli altri hanno verso di noi. Tuttavia devo dire che fino ad una decina di anni fa mi era piu' facile tappare la bocca a chi ci vedeva in primo piano come mafiosi e spaghettari, colpa anche di un certo cinema e di una certa letteratura anni '70-'80. Negli ultimi tempi faccio molta piu' fatica a contenere le critiche del pubblico straniero. A parte qualche bella immagine della Ferrari e dei nostri musei, i media sono inondati dalle schifezze italiane. In verita' la corruzione l'ho trovata in tutte le nazioni in cui sono stato, persino nella immacolata Finlandia, ma mai tanto come ai nostri livelli.
Stasera ho una riunione presso il nostro comitato della Dante Alighieri. Spero che non mi facciano trovare le prime pagine dei nostri giornali in bacheca.

venerdì 4 febbraio 2011

Un prof di italiano a spasso per il mondo

     La valigia e' sull'armadio. Deve essere tutta impolverata. Devo incominciare a pensare a che cosa riportare in Italia. I libri pesano. Ne portero' pochi per volta. Poi devo riordinare tutti questi documenti, tutte queste carte che ho accumulato in diciassette anni di estero. Ma riordinare per che cosa? Non mi serviranno piu'.
     In questi ultimi mesi mi sono capitati sotto gli occhi dozzine di scritti riguardanti gli italiani all'estero. Un elenco lunghissimo di articoli, reportages, racconti, saggi, eccetera.  Vi ritrovo molte riflessioni che ho fatto anche io in tutti questi anni. Le mie esperienze e i miei ricordi sono legati soprattutto alla mia vita di studente e di insegnante all'estero. E adesso che scarto e sfoglio le pagine dei miei taccuini sono quasi sorpreso nel rileggere cio' che ho annotato nel tempo. Alcune cose non le riscriverei, altre, invece, le gusto piu' adesso di quando le ho scritte.
Da: "Cara Italia", Enzo Biagi, Rizzoli.
Testo in adozione presso la sezione di italianistica del Dipartimento di Linguistica Applicata dell'Universita' di Carleton. Ottawa.
Anno accademico 1998-1999.
      "C'e' una definizione che mi e' rimasta dentro perche' mi sembra ragionevole: Cara, porca Italia". penso che sia di Giovanni Amendola, ma non ne sono sicuro. Nel conto c'e' Maramaldo che, come ci hanno raccontato a scuola , 'uccide un uomo morto', e Salvo D'Acquisto, brigadiere dei carabinieri, che non sempre figura nei testi di scuola, che si fa ammazzare, incolpevole, per salvare la gente che ha il compito di proteggere.
     Amo questo Paese: e' il mio. Anche se qualche volta lo trovo ingiusto; ci sono cittadini con i quali si fa vivo soltanto con le cartoline: per chiamarli a fare il soldato o a pagare le tasse.
     Ci avevano insegnato da ragazzi che eravamo i migliori: la patria di Leonardo e di Dante, di Leopardi e di Marconi, ma - aggiungo - anche della camorra, della 'ndrangheta e della mafia. I discendenti e gli eredi delle virtu' dei romani (quelli antichi): ma nel corso dei secoli ci sono state tante invasioni e chissa' come si sono comportate le nostre nonne.
     Siamo la terra dove fioriscono i limoni, ma questa e' un'immagine che va bene per i classici; per i contemporanei e' da queste parti che hanno inventato la pizza, celebrato 'la doce vita' e praticato, come in nessun altro luogo, il sequestro di persona.
     Certamente la mia visione e' parziale e discutibile il mio punto di vista: come attenuante il fatto che gli eventuali errori vanno attribuiti ai miei limiti: perche' c'e' perfino chi sbaglia per conto terzi. Provate a girare la pagina: il viaggio comincia. L'augurio lo conoscete.
                                                                                e.b.

Ottobre 1998, prima pagina.
"Se tu fiderai negli italiani sempre avrai delusione". (Francesco Guicciardini).
"Gli italiani: questo popolo di santi, di poeti, di navigatori..." (Benito Mussolini).
"I cittadini italiani si dividono in tre categorie: i furbi e i fessi". (Giuseppe Prezzolini).